Così comincia la storia di Marta (nome di fantasia), una donna come tante, arrivata al nostro Centro per un trattamento fisico… e finita per intraprendere un percorso molto più profondo.
Attraverso il counseling, il coaching e pratiche di mindfulness, Marta ha cominciato lentamente a ritrovare spazio, respiro e direzione.
Ma il vero cambiamento non è stato “fare qualcosa di nuovo”, bensì riconoscere quello che da troppo tempo veniva ignorato.
Un percorso non clinico, ma profondamente trasformativo.
Che cos’è davvero il benessere? E cosa succede quando smettiamo di ignorare i segnali interiori?
Leggi la sua storia. Potresti riconoscerti anche tu.
“Non riesco più a decidere”: il potere trasformativo del coaching e del counseling integrato
“Mi sento bloccata. Non riesco più a decidere nulla, anche le cose più semplici mi mandano in tilt. A volte piango senza motivo. Tutti mi dicono che sono forte, ma io non mi riconosco più”.
Così è iniziato il primo incontro con Marta (nome di fantasia), una donna di 39 anni, madre di due figli e professionista competente nel suo ambito. Non aveva mai fatto un percorso psicologico, né di coaching o counseling. È arrivata nel nostro Centro Medico Integrato per dei trattamenti osteopatici, è stato proprio l’osteopata (Matteo Montefiori), trattando il corpo di Marta, a percepire una tensione profonda non solo muscolare, ma emotiva: “il corpo racconta spesso ciò che la mente fatica ad ammettere”, le ha detto, suggerendole di intraprendere un percorso di ascolto e consapevolezza.
Nel suo racconto emergeva un senso di sovraccarico costante: il lavoro, i figli, la casa, un marito assente emotivamente, e una stanchezza cronica che le toglieva lucidità e vitalità. Ma soprattutto, il senso di non sapere più chi fosse davvero. Non si trattava solo di stress, ma di una disconnessione profonda da se stessa.
Spesso mi viene chiesto cosa faccio di preciso nel mio lavoro, soprattutto in un contesto sanitario come questo in cui si tende spesso a concepire la cura esclusivamente in termini medico-sanitari, come qualcosa che riguarda la diagnosi e il trattamento di un sintomo. Ma esiste anche una forma di cura che agisce su un altro piano: quello della consapevolezza, della ristrutturazione del proprio modo di pensare, sentire, scegliere.
Il mio lavoro, come coach e counselor, non è quello di “curare” in senso clinico, ma di accompagnare la persona nel riconoscere ciò che vive, ascoltare ciò che chiede di cambiare e costruire nuove possibilità di movimento nella propria vita. E anche questo è un atto di cura, profondo e trasformativo.
Nel caso di Marta, ho proposto un percorso integrato di counseling e coaching, con alcuni momenti di mindfulness e respirazione consapevole per favorire il radicamento e calmare l’ansia da prestazione.
Durante i primi incontri, abbiamo esplorato il suo vissuto senza cercare soluzioni immediate. Il counseling ha permesso a Marta di “fare spazio” dentro di sé, riconoscendo emozioni che non aveva mai davvero ascoltato: rabbia, delusione, senso di colpa, ma anche un desiderio di libertà che la spaventava.
Uno dei momenti più forti è stato quando ha detto:
“Ho paura di ammettere che non sto bene, perché ho costruito tutta la mia identità sull’ essere quella che regge tutto.”
Mettere in parole quel peso è stato il primo atto di trasformazione.
Dopo aver accolto il vissuto emotivo, siamo passati a una fase più orientata al cambiamento, con strumenti di coaching. Non bastava “capire”: serviva anche agire in modo nuovo.
Abbiamo lavorato su:
- Chiarire i suoi valori guida (cosa è davvero importante per lei, non per gli altri);
- Riconoscere i sabotatori interni (quel continuo dialogo interno che dice “non sei abbastanza”);
- Identificare schemi di pensiero automatici che la bloccavano
- Costruire micro-obiettivi realistici: un passo alla volta, non una rivoluzione.
Abbiamo usato strumenti visivi, esercizi di journaling, dialoghi immaginativi, e anche una “mappa del sé” che abbiamo costruito insieme nel tempo.
In ogni incontro, dedicavamo gli ultimi 10 minuti a pratiche di mindfulness: respirazione consapevole, body scan, ancoraggio sensoriale. Questo non solo aiutava Marta a regolare l’ansia, ma le insegnava a sentire il corpo come alleato, non come ostacolo.
Spesso durante queste pratiche emergevano intuizioni che nella parte razionale del colloquio non affioravano. In un incontro particolarmente intenso, dopo un esercizio sul respiro, Marta ha detto:
“Mi sento come se fossi tornata a casa, ma in una casa che avevo dimenticato.”
Quella casa era il suo corpo, la sua verità, la sua presenza.
Dopo circa dieci incontri, Marta aveva già cominciato a fare delle scelte nuove:
- Aveva parlato con il marito, chiedendo più corresponsabilità nella gestione familiare.
- Aveva smesso di accettare carichi di lavoro extra “per non deludere”.
- Aveva ripreso a fare yoga, cosa che amava e che aveva abbandonato da anni.
- Aveva iniziato a dire qualche no, anche se con fatica.
Non era “guarita” da qualcosa, ma si era riappropriata della sua voce. Delle sue emozioni. Della sua direzione.
Chi si rivolge a un coach o a un counselor spesso lo fa perché non sa da dove cominciare. Perché si sente “sbagliato” ma non riesce a spiegare perché. Perché è stanco di pensare e non riesce a cambiare.
Il nostro lavoro non è quello di dare soluzioni, ma di creare le condizioni perché la persona trovi dentro di sé le proprie risposte.
Nel Centro Medico Integrato, questo lavoro si arricchisce: il dialogo tra professionisti (medici, osteopati, fisioterapista, nutrizionista, psicologi) consente di prendersi cura della persona in modo globale, non parcellizzato.
Quando può essere utile un percorso come questo?
Un percorso di coaching-counseling può aiutare in tanti momenti della vita:
- Quando senti che stai vivendo “con il pilota automatico”;
- Quando devi prendere una decisione importante e non riesci a farlo;
- Quando ti senti bloccato/a, ma “non c’è un vero problema”;
- Quando senti di non riconoscerti più nella vita che hai costruito;
- Quando vuoi cambiare qualcosa, ma non sai da dove iniziare.
Il caso di Marta non è unico. Ognuno di noi attraversa, prima o poi, momenti di disorientamento. Ma ascoltare quel disagio, senza giudicarlo, è spesso l’inizio di una trasformazione profonda.
Se senti che qualcosa dentro di te spinge per cambiare, ma non sai da dove cominciare, sappi che non sei solo/a. Esistono spazi, come il nostro centro, dove il cambiamento può essere accompagnato con rispetto, presenza e strumenti concreti.
Perché il benessere non è solo assenza di sintomi. È sentirsi vivi, coerenti, in cammino.